LE INCHIESTE DI DONNA MODERNA                                      In collaborazione con BioNike
19 novembre 2015
DONNE E LAVORO. I NUMERI DELLA DISPARITÀ
Il nostro Paese ha il più basso tasso di occupazione femminile in Europa. Perché?
Lo abbiamo chiesto alle italiane. Ecco i risultati emersi dal nostro sondaggio, confrontati con i dati esistenti sull'argomento
L'Italia non è un Paese per donne. Non del tutto almeno. È quello che racconta l'inchiesta condotta da SWG per Donna Moderna in collaborazione con Bionike, che fotografa un mondo femminile in bilico tra il lavoro e la famiglia, tra l'ambizione di raggiungere il successo e i sensi di colpa per l'assenza da casa.
Le donne avanzano: più nella società che nel lavoro
Le risposte del campione di 6928 donne e 649 uomini tratteggiano un'Italia in cui il peso delle donne negli ultimi dieci anni è aumentato nella società: lo credono 7 intervistati su 10. Questa quota però si riduce significativamente quando parliamo del peso delle donne in politica, nel mondo del lavoro e in ambito manageriale.
Quanto è aumentato il peso delle donne negli ultimi 10 anni?
Fonte: Swg per Donna Moderna 2015
La percezione del valore femminile, secondo quanto ci racconta il sondaggio di Donna Moderna, è molto migliorata rispetto al passato: il 54% delle donne e il 70% degli uomini credono che il gentil sesso valga sul lavoro quanto i colleghi maschi. Il 18% del campione femminile è convinto di essere più capace degli uomini, mentre il 28% dice che, se vale di più, è solo perché è brava e non per il genere a cui appartiene.
I settori della disparità? Economia e Politica
Continuano comunque a esserci ambiti in cui la disparità è evidente a cominciare dal settore economia e finanza, seguito dalla politica, dalla scienza e medicina, dalla pubblica amministrazione. Pochissimi sono invece gli uomini (7%) e le donne (3,5%) che credono che nell'informazione e nell'istruzione esista ancora una reale disparità.
Quali sono i settori dove c'è più disparità fra uomo e donna?
Fonte: Swg per Donna Moderna 2015
A poco è servita la rivoluzione in politica degli ultimi anni. Basti pensare che nel 1968 le donne alla Camera erano il 2,80% e al Senato il 3,10%, mentre adesso nel nostro Paese il 30% del Parlamento è occupato da donne (31,30% alla Camera, 29,60% al Senato) e le quote rosa nello schieramento del Governo rappresentano il 40%1. Eppure solo 1 donna su 10, secondo il sondaggio di Donna Moderna, si riconosce nelle donne attive in politica. In generale, per le italiane è difficile trovare dei modelli di riferimento nei vertici dei vari settori: se metà del campione si riconosce nelle donne impiegate in scienza e medicina (54%) o nell'informazione (52%), pochissime trovano riscontro nelle colleghe della pubblica amministrazione (22%), in quelle che lavorano nel mondo dell'economia e della finanza (17%). Forse perché le donne che raggiungono i vertici, da cui la maggioranza si sente emarginata, sono quelle che alla fine assomigliano di più agli uomini e nelle quali le donne sono le prime a non identificarsi.
Dirigenti sì, ma fuori dalle stanze dei bottoni
La presenza delle donne nei CdA2 è in crescita continua: solo nel 2008 le donne rappresentavano il 5,90%, mentre nel 2014 erano il 22,20%3. Merito della cosiddetta legge "quote rosa" (Legge 12 luglio 2011, n.120-Articolo 1) secondo cui "il genere meno rappresentato deve ottenere almeno un terzo degli amministratori eletti". Grazie a questo la media italiana di donne nei CdA è superiore a quella europea che si attesta sul 20%. Analizzando le società quotate in borsa, la situazione può sembrare però sconfortante: la media europea di donne presidenti è del 7%, mentre quella italiana scende al 5%. Le italiane riescono ad ottenere posizioni dirigenziali (29%) molto più delle colleghe europee (la media è del 21%), ma non arrivano nelle stanze di bottoni: non abbiamo infatti CEO donna (in Europa sono il 3%) e sono pochissime le dirigenti che ottengono il ruolo di senior: 8% in Italia, contro il 13% in UE4.
Donne dirigenti: Italia e UE a confronto
Fonte: Eurostat
Più brave a scuola, più precarie nel lavoro
Nonostante questa disparità nel mondo del lavoro, le donne sono comunque più preparate degli uomini. O, almeno, studiano molto di più. Nei Paesi UE5 infatti ci sono 134,20 donne laureate ogni 100 uomini. L'Italia è nella parte alta della classifica: ogni 100 maschi, sono ben 155,8 le studentesse che finiscono l'Università. Le italiane sono però molto più precarie dei loro colleghi. Ben il 14,20% delle donne, contro il 12,40% degli uomini, non riesce a trovare stabilità nel lavoro.
Abbiamo il tasso di occupazione femminile più basso d'europa
In Italia6 solo il 46,8% delle donne, contro il 64,7% degli uomini, ha un impiego. Le donne italiane attive nel mondo del lavoro sono molte meno rispetto alla media Europea (59,6%) per non parlare di quella USA (63%) o giapponese (63,6%)7. La situazione italiana, se confrontata con quella europea, continua a non essere positiva. L'Italia, insieme alla Grecia, ha infatti il più basso tasso di occupazione femminile in Europa. Arriviamo dopo i Paesi del Nord, dove tradizionalmente l'occupazione femminile sfiora il 70%, ma anche in coda a paesi come Estonia, Romania e Spagna.
Tassi di occupazione maschile e femminile nel Mondo e in Europa
Fonte: Eurostat
Il tasso di occupazione (indicatore statistico che si calcola come rapporto percentuale tra il numero di persone occupate e la popolazione) maschile in Italia8 secondo dei dati più recenti è del 65,7% mentre quello femminile è del 47,5%. Il tasso di disoccupazione nel nostro Paese è del 11,3% fra i maschi e del 12,5% fra le donne. Il dato forse più preoccupante riguarda l'inattività, rappresentato dalle persone che non hanno un lavoro e neanche lo cercano: tra le donne è al 45,7% (25,7% tra gli uomini).
Tasso di attività e inattività in Italia
Fonte: Istat
9 su 10 si sentono discriminate: in cosa?
Secondo il sondaggio di Donna Moderna, le donne sul lavoro continuano a sentirsi discriminate soprattutto nel diritto di avere dei figli (58% del campione). Si tratta di una cosa condivisa, anche se in misura minore, dal segmento maschile. Le possibilità di fare carriera (46%) e le disparità salariali (41%) sono altre diversità che pesano sul vissuto delle donne nel mondo del lavoro.
In cosa ti sei sentita penalizzata sul lavoro?
Fonte: Swg per Donna Moderna 2015
Quando ti sei sentita discriminata in quanto donna?
Fonte: Swg per Donna Moderna 2015
Quali sono i momenti e i luoghi della discriminazione? Per 3 donne su 10: il colloquio di lavoro, seguito dal salario e dal riconoscimento delle proprie capacità. Ma questo perché? La risposta, che arriva sempre dal sondaggio di Donna Moderna, è limpida:
per ben 6 donne su 10 la mancanza di misure che permettono di conciliare lavoro e famiglia compromette la presenza delle donne sul mercato del lavoro.
Soltanto il 26% del campione crede invece che la colpa sia dell'abitudine dei vertici di assumere prevalentemente personale maschile.
Anche le donne, però, sbagliano
Le donne italiane credono che l'ostacolo principale sia la loro attitudine a mettere avanti a tutto sempre la famiglia (35%), il sentirsi in colpa sia se lavorano sia se stanno a casa (34%), l'incapacità di fare rete tra di loro (32%), il non saper delegare la cura dei figli e della casa (20%), la convinzione di non poter conciliare tutto (20%).
Quali sono i limiti delle donne sul lavoro?
Fonte: Swg per Donna Moderna 2015
Non è un caso che ben 4 donne su 10 siano convinte che per avere successo nel lavoro sia fondamentale rinunciare alla propria vita privata. Soltanto al secondo posto arriva la capacità di valorizzarsi di più e di imparare a fare rete.
Di cosa ha bisogno una donna per fare carriera?
Fonte: Swg per Donna Moderna 2015
In fondo, le donne italiane che hanno partecipato al sondaggio non hanno dubbi: le italiane non sanno fare squadra. Non è un caso che il 46% delle donne si senta più sostenuta da un capo uomo, contro il 54% che crede che un boss donna sia di maggiore aiuto.
Madre e lavoratrice: un binomio ancora troppo difficile
Il primo fattore penalizzante, secondo le donne, è la maternità. Ne è certa il 57% delle partecipanti al sondaggio di Donna Moderna, contro il 43% che considera invece la vita di una giovane donna molto o abbastanza conciliabile con l'avere figli.
Quanto sono conciliabili lavoro e maternità?
Fonte: Swg per Donna Moderna 2015
Effettivamente, in Italia9 solo il 57,8% delle donne che lavorano ha un figlio. La percentuale si riduce con due bambini (50,9%), e precipita quando i bimbi diventano tre (35,5%). L'Italia avrebbe molto da imparare dall'Europa, dove la media di madri che lavorano con tre figli è del 45,6% con picchi del 77% in Danimarca, del 75,7% in Svezia e del 70,5% in Slovenia.
A casa: più parità ma ancora tanti luoghi comuni
6 donne su 10, tra quelle che hanno partecipato al sondaggio di Donna Moderna, dichiarano che nella famiglia ci sia la medesima spartizione dei compiti domestici e dei doveri legati alla cura dei figli. Nelle isole però la percentuale scende al 55%.
Nella tua famiglia c'è spartizione dei compiti domestici?
Fonte: Swg per Donna Moderna 2015
Nella tua famiglia c'è spartizione nella cura dei figli?
Fonte: Swg per Donna Moderna 2015
Ma le italiane che lavorano quanto partecipano al bilancio famigliare? Solo il 18% delle donne che hanno preso parte al sondaggio di Donna Moderna dice di contribuire con il proprio stipendio oltre il 60%, mentre il 24% collabora tra il 40 e il 60%, e il 38% fino al 40%. Due donne su dieci - perlopiù casalinghe, disoccupate e studentesse del Sud Italia - ammettono di non dare alcun apporto al bilancio famigliare.
Quanto contribuisce il tuo stipendio al budget famigliare?
Fonte: Swg per Donna Moderna 2015
Per quale motivo le italiane restano a casa? A mettere d'accordo sia uomini (81%) che donne (75%) è forse la ragione più scontata: i doveri della famiglia. Il 69% delle donne e il 62% degli uomini sono poi certi che non convenga economicamente che queste vadano a lavoro, poiché il loro stipendio sarebbe inferiore a quello del personale chiamato a sostituirle (baby sitter, colf, ecc.). Più della metà degli uomini credono comunque che le donne preferiscano non lavorare quando lo stipendio del marito è sufficiente a mantenere la famiglia; a dare ragione a questa teoria sono, però, solo 3 donne su 10. Massima concordia (68%) invece sulla tesi secondo cui gli uomini prediligano il lavoro allo stare con i figli, e su un vecchio pregiudizio che vuole la donna che ha maggior successo nel lavoro capace di mandare in crisi un rapporto (41,5%). Il 68% degli uomini, contro il 41% delle donne, sono poi persuasi che quando i bambini sono piccoli la mamma non debba andare a lavoro perché loro ne hanno troppo bisogno.
Ore di lavoro svolte per la cura della casa
Font: Istat
Forse è anche per questo che il part time in Italia10, che copre il 18,1% dei lavoratori, è appannaggio perlopiù femminile. Il 32,1% delle donne sceglie un contratto a tempo ridotto, mentre il corrispettivo maschile è del 7,8%.
Part time: una scelta femminile
Font: Istat
Che cosa serve davvero alle donne?
Uomini e donne hanno punti di vista molto diversi rispetto alle cose che potrebbero migliorare la qualità della vita femminile. Le donne ritengono fondamentali la presenza di servizi pubblici che le aiutino a gestire la famiglia e il lavoro (considerati importanti solo per 5 uomini su 10), la possibilità di conciliare lavoro e famiglia (molto importante per l'80% delle donne, e solo per il 46% degli uomini), l'aumento di leggi e di sostegno economico per la maternità (80% di donne, 48% di uomini), la medesima opportunità di fare carriera e maggiore stabilità, nonché maggiore flessibilità nel lavoro (circa 7 donne su 10, contro 4 uomini). Anche la percezione del proprio territorio, almeno secondo quanto rivela il sondaggio di Donna Moderna, fotografa una forte differenza tra il punto di vista femminile e maschile. Il dato forse più significativo riguarda la qualità della conciliazione tra vita privata e lavoro (quasi 5 uomini su 10 lo valutano positivamente, mentre sono solo 3 le donne su 10 che hanno lo stesso punto di vista) e quello relativo al tempo libero a disposizione del gentil sesso (positivo per il 57% degli uomini, e solo per il 34% delle donne). Quando si parla di agevolazioni auspicate, metà del campione femminile vorrebbe orari flessibili, part time e telelavoro. A questo si aggiunge sul fronte famigliare il bisogno di più tempo da dedicare a sé stesse assieme al riconoscimento del doppio lavoro svolto da parte del partner.
Quali agevolazioni, servizi e tutele vorresti in più?
Fonte: Swg per Donna Moderna 2015
Non si sogna allo stesso modo nel Nord e nel Sud Italia. Le donne Settentrionali vorrebbero nel lavoro orari più flessibili e maggiori strutture a disposizione, mentre all'interno della famiglia desidererebbero più tempo libero e comprensione da parte del partner per il doppio lavoro svolto dentro e fuori di casa. Le donne Meridionali invece preferirebbero contratti di lavoro più sicuri
Differenza di salario: meglio rispetto all'europa, ma non illudiamoci
Una sorpresa arriva dal gender pay gap11, che rappresenta il divario salariale tra uomo e donna. La situazione italiana appare tra le migliori in Europa, tanto che ci attestiamo quarti nella classifica dei paesi con minor differenza. Le donne guadagnano il 7,3% in meno rispetto ai loro colleghi uomini. Nel 2008 la media era ancora inferiore, tanto che la percentuale era del 4,9%. Segno che più donne lavorano, più aumenta il divario. Quindi, nonostante la media Europea (16,40%), o la situazione in altri Paesi come Francia (15,20%), Regno Unito (19,70%) e Germania (21,60%), c'è ancora molto da fare.
Gender Pay Gap
Fonte: Eurostat
Eppure siamo felici di essere donne
Nonostante le difficoltà e i problemi, che in questo periodo di crisi si acuiscono ulteriormente pesando sul gentil sesso, ben 8 intervistate su 10, se dovessero rinascere, vorrebbero essere di nuovo donne.
Se potessi rinascere, vorresti essere...
Fonte: Swg per Donna Moderna 2015
Il video-racconto
Fonti: Swg per Donna Moderna 2015, Eurostat, Istat.
Credits: a cura di Istituto Metis, illustrazioni di Nicola Giorgio, interazioni e sviluppo di Greta Castellana e Emmanuele Lacavalla.